The Weather Channel, un sito di informazione (non solo metereologica) con sede ad Atlanta, in Georgia, sta curando un interessante, e drammatico Storify su quanto accaduto in Oklahoma.
Le immagini, purtroppo, parlano da sole. Lo trovate qui, o embeddato qui sotto:
Mio pezzo per il sito dell’European Journalism Observatory:
I media da unica, o principale fonte di informazioni si stanno trasformando sempre più in custodi e curatori di flussi di contenuti e notizie. È uno dei cambiamenti più evidenti degli ultimi anni; particolarmente accentuato da quando, con l’esplosione dei social media, una parte consistente dell’opinione pubblica si forma e si esprime in Rete. Gli editori stanno cercando di cavalcare e volgere a proprio vantaggio il fenomeno, all’inizio muovendosi un po’ a tentoni, ma via via con tentativi sempre più mirati e strutturati. Alcuni degli esperimenti più interessanti in questo senso provengono dai Paesi anglosassoni; se ne è avuto qualche assaggio in occasione della recente conferenza londinese News:rewired, in un panel intitolato, non a caso, “Curation: the journalist as a manager”.
Scorrendo il dibattito online e in print, sulle Smart City, viene talvolta fatto di chiedersi: quanto è davvero innovazione al servizio del bene comune e quanto invece c’è di push, di spinta da parte di grandi multinazionali i cui laboratori rigurgitano di prototipi, più o meno utili, per i quali è necessario creare uno sbocco sul mercato?
Mi ha fatto piacere, perciò intervistare per Agenda Digitale Matteo Thun, archistar italiana che non ha bisogno di presentazioni, fautore di un approccio più slow, e forse più sano all’argomento.
Qua sotto l’attacco del pezzo. Il resto lo potete leggere sul sito di Agenda Digitale.
Smart sì, ma in maniera diversa. Quando si pensa alle cosiddette “città intelligenti“, termine ormai di moda anche nel lessico dei non addetti ai lavori, la prima immagine che viene in mente è un laboratorio del Mit o qualcosa di simile. Lucine, sensori, e altre diavolerie ipertecnologiche, pensate per trasformare oggetti ormai banali nella loro quotidianità in qualcosa di nuovo e – auspicabilmente – migliore. Razionalizzando i consumi energetici e rispettando l’ambiente.
Obiettivi condivisibili, per raggiungere i quali non occore però necessariamente indulgere in tecno-virtuosismi, come insegna l’esperienza del designer bolzanino Matteo Thun, uno dei maggiori architetti e progettisti italiani viventi, più volte vincitore del Compasso d’Oro e dal 2004 inserito nella prestigiosa Interior Hall of Fame di New York.
Da anni fautore e promotore di un approccio, chiamato Ecotecture, all’insegna della progettazione di opere in armonia con l’ambiente, realizzate con materiali nobili e antichi come il legno e il vetro, e alimentate da energie rinnovabili da quella termica all’eolica. Ecco come ci ha descritto la sua visione.
The connectivity that came with the Internet, and the support that computing power gives a journalist. Those two tools, and constant
Map of FreeMove in Europe. * Orange: Orange * Dark blue: TIM * Pink: T-Mobile * Light blue: TeliaSonera (Photo credit: Wikipedia)
networking — with high and low, colleagues, people in common and sources all over the world — are the things that have been most important tools for me in my profession.
When I see the ignoble procession streaming forth from little doorways citywards, in little rivers that swell to a great stream,
of men in bowler hats, hurrying, and a mingling of wallet-carrying women hurrying, hurrying, legs going quick, quick, quick in ignoble haste, for fear of being late – I am filled with humiliation.
Their haste is so humiliating
Also on this topic: “Ego bound – Prigioniero del proprio ego”